Proposta Radicale 34/35 2025
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Valter Vecellio

Formidabile quel 1975

Formidabile quel 1975

di Valter Vecellio

Mezzo secolo fa, cronaca che ormai è storia. Il 1975: metà di quegli anni ‘70 che una miope, ottusa memorialistica liquida come “anni di piombo”. Non che non lo siano stati. Quel decennio (ma anche un po’ prima e dopo), registra violenze di estrema destra e sinistra alimentate, nutrite, protette, da apparati dello Stato traditori e felloni: hanno tramato, coprendosi dietro abominevoli “ragioni di Stato”, obbedienti a quella “legge” ben individuata da Leonardo Sciascia nella fulminante riflessione contenuta ne “Il cavaliere e la morte”: “La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini”.

Ecco dunque funzione, scopo, obiettivo di stragi, di attentati, delitti; quel terrore di varie tinte colorato che converge – i loro autori ne siano consapevoli o ignari strumenti poco muta – verso l’obiettivo del Potere: stabilizzare, consolidare: lasciare intatti equilibri e profitti dei detentori di un Potere reale, invisibile, tecnicamente irresponsabile, in quanto non sottoposto ad alcun controllo; ne patisci gli effetti, ne subisci i voleri. 

Il 1975, anno cruciale. I giorni in cui radicali, socialisti democratici, autenticamente liberali, libertari, sanno fare muro, barriera, essere “proposta”. Una resistenza, anche, alle ingenue, spesso criminali, lusinghe “rivoluzionarie”. Con un paziente, incisivo operare, conquistano casematte di libertà e liberazione per tutti: anche per chi si oppone.

Inquadriamolo, questo formidabile 1975. Alla rinfusa: nasce il Fondo per l’Ambiente Italiano; finisce, ingloriosamente per gli americani, la guerra in Vietnam, i vietcong entrano trionfalmente a Saigon, ribattezzata Ho Chi Minh; nei cinema si proietta il primo dei tre “Amici miei”; a Ostia viene ucciso Pier Paolo Pasolini; si firma il trattato di Osimo, la parola fine all’annosa questione di Trieste che oppone Italia a Jugoslavia. A New York muore Hanna Arendt; due ricercatori dell’università di Cambridge, César Milstein e Georges Kohler, mettono a punto la tecnica per la produzione degli Anticorpi Monoclonali. I Khmer rossi scatenano in Cambogia la più violenta offensiva dal ‹72. Margaret Thatcher è la nuova leader dei conservatori inglesi. Re Faysal, sovrano dell›Arabia Saudita viene assassinato da un nipote; Bill Gates e Paul Allen fondano la Microsoft Corporation; Federico Fellini, con “Amarcord”, vince il suo quarto Oscar. Un attentato a Beirut è la causa scatenante dello scoppio della guerra civile in Libano, durerà fino al 1990 causando centinaia di migliaia di morti. L’aereo supersonico “Concorde” decolla da Parigi, il suo primo volo con passeggeri a bordo. Tre giovani neofascisti, Angelo Izzo, Giovanni Guida e Andrea Ghira, rapiscono e seviziano Donatella Colasanti e Maria Rosaria Lopez, di 17 e 19 anni; quest’ultima verrà uccisa, è il cosiddetto “Massacro del Circeo”. L’astronomo statunitense Christian Simson III scopre una nuova galassia, dista 55.000 anni luce dalla Cia Lattea. A Rambouillet, in Francia si riunisce il primo G6, l’incontro fra le sei nazioni maggiormente industrializzate: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito e Italia. Juan Carlos I diventa re di Spagna, e avvia il processo che porta il paese alla democrazia. Il Consiglio Europeo decide la data della prima elezione a suffragio universale diretto del Parlamento Europeo, che avverrà nel mese di giugno 1979. In Inghilterra viene abolita la distinzione giuridica tra uomo e donna. Un commando terrorista, guidato da Carlos “lo sciacallo”, rapisce i delegati alla conferenza dell’OPEC a Vienna.

Un anno prima, in Italia, un avvenimento storico, destinato a “segnare” i tempi futuri: chiamati a referendum, gli italiani confermano la legge che istituisce il divorzio: i sostenitori dell’abrogazione sono sconfitti con uno scarto di milioni di voti.

Il Paese quel giorno (il 12 maggio) non vota solo per il mantenimento di una legge: manifesta la sua voglia di libertà e di liberazione, di rinnovamento; l’intolleranza alle “gabbie” in cui i due maggiori partiti, quelli di don Camillo e di Peppone, l’hanno fino a quel momento ingabbiato. Un Giorgio Forattini in gran forma professionale “fissa” mirabilmente quel giorno: disegna una bottiglia di champagne con il tappo che “salta”. Ha la fisionomia di Amintore Fanfani, quel tappo.

La legge sul divorzio porta i nomi dei due proponenti: Loris Fortuna e Antonio Baslini. Il primo è un valoroso parlamentare friulano, doppia tessera, socialista e radicale; l’altro è un deputato del Partito Liberale. In realtà quella legge ha altri due padri e una madre. Dovrebbe chiamarsi: Fortuna-Baslini-Pannella-Mellini-Marchei.

Se la legge viene approvata da un Parlamento riottoso, e poi confermata dal referendum promosso da Vaticano e Democrazia Cristiana cui si accoda il Movimento Sociale, lo si deve a Pannella e a Mauro Mellini.

Pannella è il cuore, il cervello, l’anima del Partito Radicale, anni prima fondato da Mario Pannunzio, da Ernesto Rossi e altri. Mellini, avvocato, anche lui radicale, è il motore della Lega per l’Istituzione del Divorzio (LID): l’organismo di “massa” che coinvolge migliaia cittadini che si mobilitano nelle strade e nelle piazze per quella legge di civiltà. Quanto ad Argentina Marchei: compare in molte fotografie, con una fiaccola in mano accanto a Pannella. È una popolana trasteverina, quando Trastevere era quartiere davvero di “popolo”: comunista da sempre, il marito emigra in Sud America, si forma un’altra famiglia; anche lei trova un amore, ha dei figli, il massimo dei suoi desideri è dar loro un nome legale. Per questo si batte anima e corpo per il divorzio, sempre presente, sempre attiva. Peccato che pochi la ricordino. Quella legge è anche la “sua” legge.

All’inizio i partiti laici (PLI, PRI, PSDI) non sono convinti che valga la pena di impegnarsi per quella legge. Lo stesso PSI non si scalda più di tanto: il segretario Francesco De Martino ad altro pensa. Il PCI, a parte eccezioni (Umberto Terracini, Fausto Gullo, l’emarginato Vittorio Vidali), considera il divorzio cosa “borghese”; inoltre, il gruppo dirigente comunista insegue un’intesa con la DC, non vuole creare tensioni con il Vaticano e il mondo cattolico; il referendum lo vede come fumo negli occhi. Ai gruppi extraparlamentari di allora interessa fare la “rivoluzione”, non impelagarsi in questioni “sovrastrutturali”.

Il fatto è che i “corpi intermedi” di allora, pur se esistenti e ramificati, non comprendono che l’Italia si è evoluta, trasformata. Vaticano e DC pensano di vincere a mani basse; il PCI teme la sconfitta: che il suo elettorato lo tradisca. Eppure, qualche segno lo si può cogliere.

Da una parte c’è l’Italia del “letto caldo”. Ricordate? Fausto Coppi si innamora, corrisposto, della famosa “dama bianca”. Il marito di lei non la prende bene, denuncia la consorte per abbandono del tetto coniugale. Irruzione notturna della polizia nella casa del campione: si tasta il letto matrimoniale, risulta “caldo” da entrambe le parti, è la prova dell’adulterio. “Naturalmente” solo la donna viene arrestata. Quella è l’Italia ufficiale: di un Oscar Luigi Scalfaro che molla un ceffone a una donna in un ristorante, “colpevole” di esibire un generoso décolleté. Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello sono cacciati dalla Rai per una innocua battuta sul presidente Giovanni Gronchi; stessa sorte tocca a Dario Fo…   

Poi c’è l’Italia che racconta Luigi Comencini in “Pane amore e fantasia”, film che riscuote un grande successo, nessuno si scandalizza: eppure oltre al platonico amore platonico per la “Bersagliera” Gina Lollobrigida, c’è la più concreta passione del maresciallo dei carabinieri (Vittorio De Sica) per la levatrice Annarella (Marisa Merlini); che ha un figlio da un altro senza essere sposata. Il maresciallo pur di coronare il suo sogno è disposto a tutto, anche abbandonare l’arma… Il pubblico accetta tranquillo, questa situazione irregolare…

È del 1960 “Il vigile” d Luigi Zampa: Alberto Sordi (il vigile Otello Celletti), convive con Marisa Merlini, da lei ha avuto un figlio (Remo). A Trastevere tutti sanno che la coppia convive, lei è ancora sposata con uno che poi l’ha piantata in asso; adulteri, pubblici concubini da tutti accettati, nel film. Quel che conta di più è che neppure il pubblico ha di che ridire: incassa quasi un miliardo di lire, che per quei tempi…

C’è voluto “C’è ancora domani”, il bel film di Paola Cortellesi, per rammemorarci che solo nel 1946 le donne italiane hanno potuto votare. Ma si è dovuto attendere il 1963, la legge 66, perché cada il divieto alle donne di poter essere magistrato. Solo il 5 aprile 1965 entrano in “servizio” le prime otto: Letizia Di Martino, Ada Lepore, Maria Gabriella Luccioli, Graziana Calcagno Pini, Raffaella D’Antonio, Annunziata Izzo, Giulia De Marco, Emilia Cappelli. Alla costituente un senatore democristiano, Antonio Romano, aveva solennemente pontificato: “…Con tutto il rispetto per le capacità intellettive della donna, ho l’impressione che essa non sia indicata per la difficile arte del giudicare. Questa richiede grande equilibrio e alle volte l’equilibrio difetta per ragioni anche fisiologiche”.  

La “rivoluzione” comincia il 1970: è il 1 dicembre la Camera approva la legge sul divorzio. L’anno dopo si legalizza la contraccezione: la Corte costituzionale abroga l’articolo 553 del Codice penale che puniva con un anno di carcere chiunque pubblicamente incitati “a pratiche contro la procreazione o avesse fatto propaganda a favore di esse”. 

Fanfani sicuro ed arrogante non coglie lo spirito del nuovo tempo. Giunge ad ammonire, in un comizio a Enna, che se la legge sul divorzio non si abroga, le mogli fuggiranno con le loro donne di servizio. Commenta Sciascia: “Una propaganda talmente stupida da risultare controproducente”. Anche in Sicilia i NO all’abrogazione sono una valanga.

È la conferma che Pannella e i radicali avevano capito l’evoluzione e la maturazione del Paese. DC e PCI no, e non capiscono neppure dopo.

Il referendum sul divorzio è la prima tappa di una “lunga marcia” per diritti che oggi sembrano “normali”, “naturali”; ma quanto sono costati: denunce, arresti, processi, digiuni, marce, occupazioni simboliche di luoghi emblematici…   

Oltre alla possibilità di potersi rifare una famiglia ecco conquistato il diritto di interrompere una gravidanza senza rischiare la galera o, peggio, la vita preda di mammane; o, in alternativa, ricorrere a “cucchiai d’oro” o “fuggire” all’estero. E ancora: i consultori, per un’adeguata informazione sessuale; l’obiezione di coscienza; il nuovo diritto di famiglia; il diritto a una sessualità non discriminante; l’abolizione dell’infame situazione manicomiale; il voto ai diciottenni…assieme ad altre grandi riforme, come quella Sanitaria e lo Statuto dei Lavoratori. Grandi conquiste che vedono in unione forze radicali, liberali, socialiste…

Tutte conquiste “figlie” di quei mesi; e quell’anno in particolare, il 1975.

Il 9 gennaio i carabinieri irrompono nella clinica del Centro Informazioni Sterilizzazione e Aborto a Firenze, su ordine del magistrato Pier Carlo Casini (diventerà poi deputato democristiano, leader del “Movimento per la vita”), e “istigazione” del settimanale “Candido”, diretto dal senatore missino Giorgio Pisanò. Il dottor Conciani viene arrestato, denunciate una quarantina di donne. Il 13 gennaio, all’alba nella sua abitazione, viene arrestato il segretario del Partito Radicale Gianfranco Spadaccia; colpita da mandato di cattura anche Adele Faccio. Pannella riceve una comunicazione giudiziaria. Il 26 gennaio arrestata anche Faccio, nel corso di una manifestazione a Roma al teatro Adriano. Il 4 febbraio il settimanale “l’Espresso” e la Lega 13 maggio fondata da Pannella, lanciano la raccolta firme per un referendum sull’aborto. Il 15 giugno Emma Bonino, latitante per quattro mesi, nel giorno delle elezioni amministrative, si consegna alla giustizia a Bra, la sua città.

È una lunga stagione di iniziative e campagne di “disobbedienze civili”. Il 2 luglio 1975 Pannella si fa arrestare dopo aver fumato deliberatamente marijuana in pubblico, e aver debitamente avvertito polizia, carabinieri, magistratura. In carcere rifiuta di chiedere la libertà provvisoria fino a che non riceve, dai Presidenti della Camera e del Senato, l’impegno e la garanzia a discutere e mettere in votazione, entro quattro mesi, la legge di riforma sulle droghe. Cosa che effettivamente avviene, portando alla prima riforma che rende non più condannabile al carcere il semplice consumatore di droghe leggere.

Nel Talmud c’è una frase: “Quando insegni a tuo figlio, insegni al figlio di tuo figlio”. Ecco: occorre impedire che il vento disperda la memoria come fosse cenere: operare perché il figlio del figlio sappia.

Un esempio, tra i molti che si possono fare. Di recente, a una trasmissione televisiva molto seguita si parla di un libro di Oriana Fallaci del 1975, “Lettera a un bambino mi nato”, ripubblicato. In studio ne ragionano, parlando di aborto, Ritanna Armeni, Giovanna Botteri, Tiziana Ferrario. Dicono molte cose giuste. Nessuna che si ricordi, sia pure di sfuggita, di Faccio, Bonino, Spadaccia, Pannella, Conciani…

Per spiegare le ragioni della sua simpatia personale e politica nei confronti di Pannella, Sciascia usa lo stesso aggettivo che riserva a Stendhal, uno dei suoi autori preferiti: “Adorabile”. Trovava “adorabile” ascoltarlo. Ammette che qualche sua iniziativa lo lascia perplesso; non gli piace lo “strumento” digiuno, anche se ne condivide gli obiettivi; ma confida che si sente felice e appagato ogni volta che ha la possibilità di votare una lista o un candidato radicale.

Un comune sentire, quello tra Sciascia e Pannella che anche altri provano. Il grande “seduttore” ha avuto una quantità di sostenitori e “complici”: Elio Vittorini, Ignazio Silone, Pier Paolo Pasolini, Enzo Tortora, per citarne quattro. Ma davvero tanti lo hanno sostenuto, in Italia e all’estero. Per tutti, può valere quello che nel lontano 1974 scrisse il premio Nobel per la letteratura Eugenio Montale: “Dove il potere nega, in forme palesi, ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrej Sacharov e Marco Pannella, che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore. Il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi”.

Quanto ci manca oggi Pannella, quanto prezioso sarebbe, oggi, il suo dire, il suo fare, il suo saper “vedere”; quanto ci manca il conforto del suo consiglio, il contributo della sua critica. Sapeva, per dirla con Allen Ginsberg, togliere le serrature dalle porte, le porte dai cardini del Potere.

In questo numero speciale vengono pubblicati tredici testi: una lunga, bella intervista di Pannella, rilasciata a “Playboy”, curata da Giulia Massari. Una “lettera aperta” al procuratore generale di Firenze di allora, Mario Calamari, dopo l’arresto di Spadaccia; nove articoli, sempre di Pannella, pubblicati da “l’Espresso”, che abbraccia la causa della depenalizzazione dell’aborto (famosa la storica copertina della donna incinta crocefissa); un’intervista, anche questa pubblicata da “l’Espresso”, curata da Lino Iannuzzi, dopo l’arresto del leader radicale per aver fumato pubblicamente uno “spinello”; un articolo infine su “Il Mondo” sulla stessa questione.

Testimonianze di un tempo di lotte di liberazione per tutti, contro nessuno. Battaglie, diceva spesso Pannella, “d’altri tempi, speriamo futuri”.

iMagz